giovedì 26 gennaio 2012

Comune Mortale

lunedì 23 gennaio 2012

Ramin Bahrami

  Bach e Bahrami che magia

"Un mago del suono
un poeta della tastiera"


Il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari ha accolto,
sabato 21 gennaio,  il giovane pianista iraniano Ramin Bahrami, considerato il maggior interprete a livello mondiale della musica di Johann Sebastian Bach.
Un’atmosfera gradevole sottolineata dallo stesso Bahrami che ha espresso il suo grande piacere nell’essere ospite di un Conservatorio tanto prestigioso, e soprattutto una sincera ammirazione per il grande entusiasmo profuso che, ha ribadito più volte nel corso dell’incontro, serve a tener salde l’ispirazione e l’amore per la musica.
Una musica che vede in Bach un autore di assoluta modernità, che possiede con l’Italia una serie di legami stretti e indissolubili. Si può considerare Bach un musicista tanto moderno al punto da esser stato capace di esprimere in maniera compiuta e razionale nella propria musica il concetto di “ democrazia” o globalizzazione che dir si voglia espresso compiutamente in una semplice Fuga a quattro voci, dove ciascuna di esse, pur mantenendo intatta la propria indipendenza,  è capace di dialogare con le altre.Un’ammirazione sconfinata, quasi sacra è quella che lega il maestro alla musica di Bach, quando esegue una musica, quella di Bach, che nasce nel silenzio, muore nel silenzio e va oltre i confini del tempo e dello spazio. A suggellare questa idea atemporale della musica bachiana, un’esecuzione di rara perfezione dell’Aria tratta dalle 32 Variazioni Goldberg, che ha visto Bahrami esibirsi al pianoforte per la delizia di tutti i presenti.
La conferenza concerto è proseguita con una discussione sul legame tra Bach e Scarlatti a confronto, scelti dal maestro per rendere omaggio al 150° Anniversario dell’Unità di Italia, sottolineando i punti di incontro ma anche le profonde diversità.
A conclusione dell’incontro Ramin Bahrami ha esortato i giovani musicisti a perseverare con tenacia e costanza, ricordando l’esperienza personale di un giovane esule dalla propria terra che ogni giorno, nella musica di Bach, trova conforto e ispirazione.

Provare per credere

martedì 17 gennaio 2012

Opportunità





Nessuno conosce le proprie possibilità
finchè non le mette alla prova.
(Publilio Siro)

martedì 10 gennaio 2012

A proposito di ... PEDALI

 Su un pianoforte a coda, il pedale sinistro sposta la tastiera leggermente a destra in modo che i marteletti colpiscono una corda di meno.
La maggior parte dei tasti di un pianoforte colpiscono tre corde, con le note più basse che hanno una sola corda, da qui il nome Una Corda che significa letteralmente "una corda" da quando il pedale è stato introdotto dall'inventore del pianoforte Bartolomeo Cristofori.

  Su un pianoforte verticale, il pedale Una Corda  non sposta la tastiera. Invece, avvicina i martelletti più vicino alle corde, per questo motivo si chiama Pedale di Sordina o solo Sordina, creando differenze rispetto ad un pianoforte a coda ovvero cambia il suono dando ai martelletti meno distanza da percorrere risultando un suono più morbido, ma non ne cambia il colore e l'atmosfera.
E' importante notare che il pedale Una corda va abbassato con il piede sinistro prima dell'effetto e non è destinato ad essere un pretesto a suonare più piano per i pianisti, invece il suo scopo primario è quello di cambiare il colore del suono. La nomenclatura del pedale 1C. è posta al centro dell'endecalineo (vedi RITMO) e termina quando incontriamo 3C.
Assicurarsi prima la possibilità di suonare più piano possibile senza l'aiuto del dolce pedale ed in seguito sperimentarne gli effetti con il pedale Una Corda!

 Il Pedale Tonale o pedale centrale, si trova esclusivamente sui pianoforti a coda, si abbassa con il piede sinistro dopo la nota e solo quella nota, o l'accordo che desideriamo prolungare e non le note successive, come effetto Organo. La sua funzione è molto importante perché permette di vibrare per "simpatia" solo gli armonici attribuiti come struttura portante del passaggio; contrasta ad esempio uno staccato, oppure si fonde con il Pedale del Forte, o sostiene intervalli molto ampi come le strutture accordali debussiane.
Gli effetti risultano più evidenti se lo si impiega nel registro inferiore dove le corde sono più lunghe. 

 Il pedale posto a destra è in genere chiamato Pedale del Forte o di risonanza perchè accresce il volume del suono prodotto con tutti gli armonici. Quando usiamo questo pedale per mantenere il suono di una nota o di un accordo altre note vibrano per "simpatia" perchè gli smorzatori sono alzati liberando così tutte le corde. Le vibrazioni per simpatia sono quelle che si producono in un determinato corpo con la stessa lunghezza d'onda, o frazione intera di essa, di altro corpo posto in vibrazione precedentemente. Suoniamo ad es. il DO 3 centrale senza pedale, avvertiremo le vibrazioni della sola corda percossa e liberata dallo smorzatore, con il pedale del Forte invece, 200 corde sono poste in condizione di vibrare per simpatia. E' preferibile catturare il suono dopo che il martelletto colpisce la corda, ma a volte si può abbassare il pedale contemporaneamente all'accordo o addirittura prima, o per riverbero dopo l'accordo staccato; come si può abbassarne la metà, o un terzo producendo un effetto particolare, o ancora il Tremolo di Pedale (o vibrato) per fondere o chiarire sonorità di pagine bachiane, dissonanze, nebbie armoniche, possiamo associarlo al pedale 1C. oppure al Tonale, e per chi gradisce l'uso di tutti e tre i pedali, si piega il piede sinistro con il tallone un poco verso l'interno, mentre il piede destro è riservato al pedale del Forte, creando giochi timbrici interessanti ed effetti armonici da valutare sia per ogni pianoforte che per la condizione acustica ambientale, insomma:                     L'ORECCHIO E' IL SOLO GIUDICE

Perseverare

Non arrendersi  Non arrendersi  Non arrendersi  Non arrendersi mai
(Winston Churchill)

sabato 7 gennaio 2012

Successo

Non è mai troppo tardi per essere quello che avresti potuto essere.
(George Eliot)

venerdì 6 gennaio 2012

A proposito di...METRONOMO

Prima del 1816, anno in cui l'Ingegnere Maelzel inventò questo strumento utile per la durata "assoluta" dei suoni, i compositori per designare gli andamenti dei brani  prendevano come riferimento le danze.

Il nome deriva dal greco “metron” misura e “nomos” legge, è costituito da un doppio pendolo con un piombo fisso alla base che assicura l’oscillazione isocrona, ed uno al vertice più piccolo che scorre sull’asta graduata oscillante. Ciascun numero dal Grave 40 al Prestissimo 208 indica una delle parti in cui è scomposto il minuto primo, es.: 60 = 1/60 del minuto primo =  un minuto secondo.


Le oscillazioni possono indicare: l’Unità di Misura, l’Unità di Tempo, l’Unità di suddivisione. 
Ascoltare con attenzione assimilando internamente il movimento esterno, per poter in seguito riprodurlo nella pratica sia in solfeggio ritmico che associato fisicamente allo strumento o voce.
E’consigliabile cominciare ad usare il M. quando si possiede  una leggera conoscenza delle note di almeno 4 battute fermandosi sulla prima nota della quinta. Certamente non immediatamente alla velocità indicata dal brano (se la presenta) ma tre tacche sopra il numero indicato.
Ad es.: il brano porta 100 di velocità di arrivo, a partire dal 76, 84, 92 ripetere almeno 3 volte ogni velocità, ma prima di passare al 100 soffermarsi al 96 per altre 3 ripetizioni.
Espediente: per controllare l’uguaglianza delle semicrome, si può sfilare il peso superiore assegnando una semicroma ad oscillazione.
Nel 1817 Beethoven dedica il canone ostinato dello Scherzo della VIII Sinfonia all'invenzione di Maelzel.
Per calcolare la durata di un brano si procede moltiplicando il numero delle battute per l'Unità di valore indicato dal M. contenuti in una battuta, diviso l'indicazione Metronomica.
Es.: semiminima = 80 in 2/4 per 64 battute totali; 64 X 2 : 80 = 128 : 80 = 1,6 il brano dura circa un minuto e 6 secondi.



mercoledì 4 gennaio 2012

A proposito di...RITMO

 Cos'è il RITMO?
Esistono molte definizioni, ma dall'origine etimologica, dal greco "rhythmòs", di cui la radice -rheo- significa -io scorro-, il ritmo fa riferimento al movimento. Certo tutto nell’Universo ha un ritmo: dal movimento dei pianeti al cambio delle stagioni, dal succedersi del giorno e della notte alle maree ecc. L’uomo stesso nel suo vivere quotidiano, è regolato da un ritmo biologico e le sue attività sono scandite da un ritmo per essere efficienti. Il RITMO è attorno a noi ovunque, anche nella poesia e nella musica di cui costituisce uno dei tre elementi fondamentali.
Non è molto difficile comprendere che cos’è una melodia, ma come spiegare i valori musicali, divisioni e suddivisioni, teorie e noiose ore di solfeggio parlato per aiutare ad assimilare facilmente il ritmo. La consuetudine consolidata nell’insegnamento si basa sulla misurazione, si occupa della battuta e dell’insieme dei valori musicali che la compongono e che debbono essere eseguiti in un certo tempo. Ma questa prassi  dovrebbe facilitarne la comprensione, invece non sempre è il giusto mezzo per conseguirla, necessiterebbero più esercitazioni ritmiche con pochi valori, tale da concentrare l’attenzione solo sulla suddivisione. Verificare con il Metronomo studiando almeno tre diverse velocità lo stesso esercizio ritmico, e quindi passare alla divisione dello stesso.
Solo quando si avrà ottenuta la padronanza del ritmo si potrà associare la lettura delle note.
All'uopo nel 1993 ho editato presso la Casa Editrice Bèrben Ancona:
120 ESERCIZI RITMICI op.6 
Da impiegare con battito di mani o percuotendo un tamburello, triangolo, legnetti, oppure con una semplice matita sul banco, affiancando ad alta voce la suddivisione numerica dei movimenti (es. 2/4  u-no, du-e); giunti al "Riepilogo" di pag. 11 ricominciare dal primo esercizio sostituendo ad alta voce, alla suddivisione numerica, la nota DO legando le sillabe  in maniera piacevole e musicale (per evitare l'effetto gallina che cova). Continuare da pag.12 e terminare il testo con la suddivisione numerica e contemporaneamente cominciare un qualsiasi PRIMO CORSO di solfeggio concentrandosi sul posizionamento delle note nell'Endecalineo (pentagramma nella chiave di Fa o di Basso + rigo nella chiave di Do3 centrale + pentagramma nella chiave di Sol o violino = 11), ma con la padronanza del RITMO già acquisita. Riprendere da pag.12 con suddivisione DO e con la percussione terminando il testo.
Gli esercizi si possono utilizzare anche in duo, in trio, in gruppi, con percussioni diverse, scambiando i righi e gli esercizi appartenenti alla stessa frazione e ovviamente pronunciando le suddivisioni nella mente.
Anche l'ingresso a canone risulta interessante e divertente.