Ho incontrato NINO ROTA in via Sparano
di Alberto Selvaggi
Tutto sembra fuorché un prodigio il trasudare di note rotiane dalle pareti del Conservatorio Piccinni. Nino, che è morto, di notte echeggia vivo, la sua musica riempie la voragine che sottende lo spirito, la musica che come il silenzio è eloquente espressione dell’inesprimibile. Rota ha composto, mangiato, dormito nell’edificio di via Cifarelli: e per questo ha lasciato, abitatore dei sogni, cultore d’ermetismo ed esoterismo, molta della sua quintessenza. Si ascolta il pianoforte andare e venire, melodie del genio che si è fatto Padrino, Napoli milionaria, Amarcord, La dolce vita, Viva la pappa col pomodoro, oratori, brani cameristici, sinfonie, balletti, opere liriche. È il tocco di un tenore di grazia dallo sguardo bambino che ha cambiato il volto di Bari quanto Croce e Piccinni.
Tanti hanno sentito nascere le colonne sonore che ascoltiamo nella saga di Coppola come nelle pellicole di Eduardo, Visconti, Fellini: nella sua dimora a Torre a Mare, nella casa-ufficio in Conservatorio, a Poggiofranco ospite dei Giannelli, nell’appartamento di piazza dell’Odegitria, o a Monopoli dove depose la sua costola adamitica. Tanti amici, devoti, allievi celebrano il milanese concittadino dallo scorso dicembre, centenario della venuta in terra. E, se lo tenete presente nel cuore che è il vostro udito, vi accorgerete che abita ancora qui, come dal ’39, dopo il biennio tarantino, al ’79, anno della dipartita.
Trotterella lieve e intraducibile lungo corso Sonnino. Tiene una borsa di pelle nera contenente soltanto fogli di musica, penna, matite. Franco Ruggiero, suo vice al Conservatorio che guida e nel quale era approdato quand’era Liceo, lo incontra, lo ferma: «Ma, non vieni alla cerimonia alle 10?». Il suo sguardo si cristallizza, proietta una gragnola di note dietro alle spalle dell’interlocutore in affresco: è un germe che svilupperà nel chiasso del Saicaf su un tavolino: «L’avevo dimenticato, mi cambio d’abito e arrivo». Campione del riciclaggio «anche dai miei brani stessi» convive con un persistente flusso creativo. Pranza con l’amata signora Giannelli, «zia Prudenzina», amica custode di sua madre Ernesta. Distende le mani sulla tastiera per diminuite: «Ti piace?» domanda alla donna digiuna di contrappunto e armonia. «Mi commuove, Nino». «Si può far di meglio», oppone il maestro e sodale Michele Marvulli, suo ex studente di composizione e poi direttore, artifex dell’eccellente scuola pianistica pugliese. Rota sorride: «Farò come deciso da zia Prudenzina».
Prove d’ammissione per pianoforte al Piccinni, 1957. Un privatista dalla mascella quadra e i capelli corvini si presenta emozionatissimo alla commissione presieduta da Nino. «Le diamo il massimo in tutte le materie» lo benedice l’omino alato alla fine. L’allievo, uno fra i 300, ringrazia portandosi il nome di Riccardo Muti nella sua Molfetta: «Per me Rota da quel giorno è stato il Maestro, non un maestro», ricorda a denti distesi.
Tutti i grandi si lasciano una voce dietro e continuano a vivere negli eredi. Nicola Scardicchio, discepolo, fa parte del comitato scientifico dell’Archivio Nino Rota, Fondazione Cini in Venezia. Pierluigi Camicia, altro apostolo del Candide. Il docente in pensione Franco Giannelli. I residenti di Torre a Mare, oasi per la quale compose un inno: «O passeggero che vai cercando pace / lungi dal fremito della città…». Gli studenti poveri per i quali inventava borse di studio che finanziava col suo denaro in segreto. E i passanti che lo salutavano mentre sfilava a braccetto per via Sparano con Lina Wertmüller, Eduardo De Filippo, Franco Zeffirelli, Arturo Benedetti Michelangeli, che obbligò a suonare gratis per i suoi studenti al Petruzzelli. Portò a Bari tale Sviatoslav Richter. Per un soffio non offrì l’amato riso patate e cozze anche all’amico Igor Stravinskij, costretto da un malore a mancare il concerto della Fondazione Piccinni. Per cui continuò a cenare alla Panca da Nanuccio, al Sorso Preferito, Gatto Verde, Marc’Aurelio con docenti e allievi. Tanto, per un individuo simile, Leonard Bernstein, Carla Fracci o un trombonista di Bitetto faceva lo stesso.
COMUNQUE op. 25 n. 3
Tu che non sai parlarmi d'amore
per timidezza o per voluttà.
Tu che non sai riempire ogni vuoto
della mia anima e della mia mente.
Tu che non sai cos'è il desiderio
la sensualità in un bacio o la pacata dolcezza.
Tu che non sai fermare il tempo
con la passione che nutre gli amanti.
Tu che non hai la freschezza
di una giovane allodola.
Tu che non hai lo splendore
di una calda notte di luna piena.
Tu che non sai darmi conforto
nei lunghi affanni di questa vita
e che COMUNQUE io
... ti voglio ancora!
per timidezza o per voluttà.
Tu che non sai riempire ogni vuoto
della mia anima e della mia mente.
Tu che non sai cos'è il desiderio
la sensualità in un bacio o la pacata dolcezza.
Tu che non sai fermare il tempo
con la passione che nutre gli amanti.
Tu che non hai la freschezza
di una giovane allodola.
Tu che non hai lo splendore
di una calda notte di luna piena.
Tu che non sai darmi conforto
nei lunghi affanni di questa vita
e che COMUNQUE io
... ti voglio ancora!
ANNIVERSARIO op. 25 n.1
Pozzanghere di blù
rubate all'immenso cielo
e i nostri passi a cercare
la sincronia ridendo.
E' il mare
come un'antica lavandaia
sbatte sugli scogli
a ricordarmi una ragazza
dallo sguardo smarrito e basso.
Nella vaga ansietà
di un giorno pieno di sole
preciso riapparve
il sentiero della vita.
Oggi è ancora nuovo
intatto, lucente e
si acuisce di sensazioni rare.
Rinasce con forza
una travolgente passione
dalla scheggia sulla roccia.
Nella mia anima
è disegnata la tua figura,
dolce costante visione.
Il cuore che batte
nell'inebriamento, ed in esso
sono nati
la divinità e l'ispirazione,
la vita e le lacrime,
la forza, l'amore.
Una terra calda
di essenze selvagge che
s'assopisce al canto di grilli.
Un altr'anno si è aggiunto
a quelli sin'ora vissuti,
anni pieni di gioia,
di sottili pene d'amore,
anni pieni di sogni
nascosti nel buio della memoria,
anni di mute speranze.
Sei tu le labbra
che hanno dato vita alla risata,
frazioni di purezza
senza fine.
Sei tu splendore solare
della neve.
Sei tu il gabbiano
che ha fatto cadere
la bacca sull'isola lontana,
scoprendo che ogni cosa è vera.
Siamo amanti e siamo soli,
costruiamo sogni traendoli dall’amore.
Siamo vagabondi e siamo santi,
figli dell’incontro fortunato.
Sei tu e sono io, oh!
vorrei che tutto
fosse più semplice.
Ma non parlare più,
cuore che pulsi nel mio petto ansioso,
godi la purezza del pulcino
che saltella e pigolando
si rifugia tremolante
sotto le tue ali per nascondersi,
dagli tutto il tuo calore,
portalo con te per sempre e
gli anni passeranno ancora,
veloci e inesorabili.
Ma, ai margini di essi,
sempre affiorerà alla mente
un ricordo dolcissimo
sapere il nome di un amore
che vivrà per sempre.
rubate all'immenso cielo
e i nostri passi a cercare
la sincronia ridendo.
E' il mare
come un'antica lavandaia
sbatte sugli scogli
a ricordarmi una ragazza
dallo sguardo smarrito e basso.
Nella vaga ansietà
di un giorno pieno di sole
preciso riapparve
il sentiero della vita.
Oggi è ancora nuovo
intatto, lucente e
si acuisce di sensazioni rare.
Rinasce con forza
una travolgente passione
dalla scheggia sulla roccia.
Nella mia anima
è disegnata la tua figura,
dolce costante visione.
Il cuore che batte
nell'inebriamento, ed in esso
sono nati
la divinità e l'ispirazione,
la vita e le lacrime,
la forza, l'amore.
Una terra calda
di essenze selvagge che
s'assopisce al canto di grilli.
Un altr'anno si è aggiunto
a quelli sin'ora vissuti,
anni pieni di gioia,
di sottili pene d'amore,
anni pieni di sogni
nascosti nel buio della memoria,
anni di mute speranze.
Sei tu le labbra
che hanno dato vita alla risata,
frazioni di purezza
senza fine.
Sei tu splendore solare
della neve.
Sei tu il gabbiano
che ha fatto cadere
la bacca sull'isola lontana,
scoprendo che ogni cosa è vera.
Siamo amanti e siamo soli,
costruiamo sogni traendoli dall’amore.
Siamo vagabondi e siamo santi,
figli dell’incontro fortunato.
Sei tu e sono io, oh!
vorrei che tutto
fosse più semplice.
Ma non parlare più,
cuore che pulsi nel mio petto ansioso,
godi la purezza del pulcino
che saltella e pigolando
si rifugia tremolante
sotto le tue ali per nascondersi,
dagli tutto il tuo calore,
portalo con te per sempre e
gli anni passeranno ancora,
veloci e inesorabili.
Ma, ai margini di essi,
sempre affiorerà alla mente
un ricordo dolcissimo
sapere il nome di un amore
che vivrà per sempre.
VERRO' A SVEGLIARTI op. 25 n. 2
Verrò a svegliarti,
mentre dormi in un mare d'erba
stupendo fiore di questa tortuosa vita,
mi chinai, ti colsi
ed al sole mancò il tempo d'appagarsi.
Scacciammo i demoni
e tra i giunchi riposammo,
oggi una nuova stagione
splende in mille fonti
mischiati stanno
destini e fantasie.
Quanto mi piace
disegnare nella mia mente
il tuo volto
che mi sorride
e tutto è come prima
eterna luminosa realtà.
Come potreste staccare
l'onda dagli oceani,
le foreste dai loro eterni silenzi
e l'amore di lei
dalla profondità del cuore mio?
Anche se il cielo
dovesse mutare il suo manto
e gli oceani divenire ghiaccio,
se l'oleandro diventasse
monumento di cenere
MAI ... smetterei
di svegliarti.
CREDERCI op. 24 n. 3
No, non credo più a nessuno,
non m'appartiene più il futuro,
penso ... penso ...
penso a quello che sono stata.
Cosa ho fatto?
Ho amato?
Forse non tutto è inutile
piena d'ansie segrete,
ora ... ora io mi struggo,
basta
con le colpe ignorate che affiorano.
Chi ci salva da noi stessi
chi ci salva dai pensieri
dalle brame represse
dai nostri terrori nascosti.
MA!
Io lotterò
tornerò a respirar la vita.
non m'appartiene più il futuro,
penso ... penso ...
penso a quello che sono stata.
Cosa ho fatto?
Ho amato?
Forse non tutto è inutile
piena d'ansie segrete,
ora ... ora io mi struggo,
basta
con le colpe ignorate che affiorano.
Chi ci salva da noi stessi
chi ci salva dai pensieri
dalle brame represse
dai nostri terrori nascosti.
MA!
Io lotterò
tornerò a respirar la vita.
MASTER CLASS
Associazione Musicale Culturale
“DOMENICO SARRO”
Corso Vittorio Emanuele 188 -
Palazzo “DISCANNO” - TRANI
SarroMusicaEstate2012
CONCERTO FINALE
Master Class
“L'Opera pianistica dal '900 a oggi”
per Solisti e Duo Pianistico
Docente Dott.ssa Celestina Masotti
“DOMENICO SARRO”
Corso Vittorio Emanuele 188 -
Palazzo “DISCANNO” - TRANI
SarroMusicaEstate2012
CONCERTO FINALE
Master Class
“L'Opera pianistica dal '900 a oggi”
per Solisti e Duo Pianistico
Docente Dott.ssa Celestina Masotti
Auditorium “Dr. Vincenzo Falco” – Palazzo Discanno
Mercoledì 12 settembre 2012 - Ore 19.00
Mercoledì 12 settembre 2012 - Ore 19.00
PROGRAMMA
J. Brahms (1897) 3 Intermezzi Op.117I. Albeniz (1909) Cantos d’Espana Op.232 Alessia Bozzi
C. Debussy (1918) Children’s Corner Annarosa Partipilo
Preludio Canope Pierpaolo Vilella
O. Respighi (1936) Pezzi caratteristici a 4 mani
Linsalata- Partipilo
M. Ravel (1937) Ma mère l’Oye a 4 mani
Savino-Tanzella
A. Casella (1947) Pezzi infantili Op.35
Cinzia Labarile
Pupazzetti a 4 mani
Linsalata - Partipilo
F. Poulenc (1963) Villegeoises
Domenico Linsalata
J. Cage (1992) 4’33”
Alessia Bozzi
Metamorphosis n.3
Fabio Bellomo
In a Landscape
A room
Domenico Linsalata
A room pianoforte preparato
Pierpaolo Vilella
Il Master, imperniato sui linguaggi e gli stili dei compositori pianisti dalla nascita delle avanguardie musicali ad oggi.
Come risolvere le problematiche che si presentano dall’apprendimento di un brano di musica contemporaneo, attraverso le texture e le notazioni non convenzionali, alla realizzazione sia solistico che nell’ambito cameristico del duo pianistico.
Un excursus storico dal romanticismo tedesco a quello spagnolo percorrendo l’impressionismo francese e la musica moderna italiana approdando a quella contemporanea americana.
UN' OMBRA op.26
Un'ombra vagava in città
al fragile eco
d'un debole suono lontano,
era un suono che
ricordava lo stormire delle fronde
agitate dal vento e
lo zampillio così lento
d'un rio cristallino.
Quando la città rideva al sole
al fragile eco
d'un debole suono lontano,
era un suono che
ricordava lo stormire delle fronde
agitate dal vento e
lo zampillio così lento
d'un rio cristallino.
Quando la città rideva al sole
e la gente ti cerca
tutto lo splendore della tua pelle,
la luna sempre alta nel cielo,
e tutte le stelle come diamanti
e questo strano, strano silenzio
rende tutto più dolce.
Solo, solo un'ombra era rimasta,
spettatrice tra tutte
quelle case d'onice e d'alabastro,
forse aspettava la fine di tutto
o forse una nuova Vita.
L'Angelo dalla pelle nera.
tutto lo splendore della tua pelle,
la luna sempre alta nel cielo,
e tutte le stelle come diamanti
e questo strano, strano silenzio
rende tutto più dolce.
Solo, solo un'ombra era rimasta,
spettatrice tra tutte
quelle case d'onice e d'alabastro,
forse aspettava la fine di tutto
o forse una nuova Vita.
L'Angelo dalla pelle nera.
IMMAGINARE
Tu vedi le cose e ti chiedi "Perché"
Io sogno cose che non sono mai esistite e mi chiedo "Perché no?"
A proposito di ... IL 900'
Nel corso del secolo scorso, la musica è stata contraddistinta da notevoli sconvolgimenti.
Cambia il concetto di suono, di melodia, di armonia, di ritmo e di esecuzione.
SUONO
• al SUONO si contrappone il silenzio ed il rumore che diventano nuova risorsa per i compositori,
• sono utilizzati tutti i registri utilizzando tutte le dinamiche,
• nuove sonorità derivano dal colpire, bussare il legno del pianoforte, parti metalliche sfiorate o strappate, cluster con avambracci,
• il pianoforte viene sfruttato con naturalezza percussiva, gli archi si aprono ai monesis, triesis, mobemolli, tribemolli,
• l’interesse nelle textures, nelle masse sonore, nei singoli suoni, nei timbri e nel loro contrasto, trasformazione e posizione in uno schema di tempo, diventano fonte di nuovi suoni.
Sono di scena i Futuristi italiani Martinetti e Russolo all’inizio del secolo, ad inaugurare la tendenza che contraddistinguerà tutto il secolo: l’inclusione progressiva nell’universo musicale di ciò che è generalmente considerato rumore. Più tardi Varèse introduce le sirene in Ameriques, rumori prodotti dalle chiavi del flauto in Density, Ionisation è per sole percussioni.
Cage si proponeva di sperimentare l’infinito delle fonti sonore possibili in un terreno abbandonato, in una discarica, di una cucina o di un soggiorno. Tale desiderio lo porta a preparare il pianoforte Sonate e interludi, introducendo corpi estranei tra le corde come elastici, gomme, noci, chiodi, monete, cunei di legno, A Flower per voce e pianoforte chiuso, Water Music dal tritaghiaccio alla pentola a pressione, sino a giungere al famoso e trasgressivo 4’33’’ invitando il pubblico ad ascoltare i rumori dell’ambiente circostante.
Siamo arrivati a considerare uno sfruttamento dei "margini" del musicale incidendo sugli atti e sui gesti legati alla musica, una teatralizzazione della musica.
Berio sfrutta nelle sue Sequenze le risorse inconsuete ed insolite degli strumenti e della voce.
All’indomani della seconda guerra mondiale, le grandi scoperte nella fisica, nell'astronomia, nella matematica, le conquiste geografiche, archeologiche, il progresso tecnologico coinvolgono ampi settori del mondo della cultura e l’invenzione del disco e del magnetofono offre ulteriori idee: si ascolta un suono al rovescio, lo rallenti, lo acceleri, lo misceli ad altri...
Nel 48’ Schaeffer con Etude aux chemin de fer apre la musica a territori inesplorati: è l’avvento della musica concreta che in seguito sarà ribattezzata elettroacustica ed ancora acusmatica termine ispirato a Pitagora che sottolinea come il fruitore sia invitato ad ascoltare una musica di cui non vede la fonte (da non confondere con quella elettronica).
Stockhausen con Gesan der Junglinge del 56’e Berio con Tema del 58’.
Infine il passo successivo è ... il computer. Il computer che affascina chi crede nel connubio tra scienza e ricerca.
Fuori da questi contesti si pone la musica stocastica ovvero quella musica governata da leggi statistiche con Metastasis, Pithoprakta di Xenakis del 53’-56’.
Boulez concepisce l’ambiente elettroacustico come il prolungamento e l’espansione della scrittura strumentale. Coinvolge un’ingegnere italiano a costruirgli la 4X che trasforma, in tempo reale, i suoni strumentali in suoni elettronici Repons e in …Explosante-fixe… per flauto Midi e orchestra da camera, fa partire gli eventi elettronici quando riconosce nella parte solista dei segnali, anche Sur Incises per pf. arpe e percussioni 1996-98 ... "La musica è un’arte non espressiva".
ARMONIA
RITMO
• uso di metri irregolari 5/4, 7/8, ecc. con cambi frequenti durante la composizione,
• uso di tempi irregolari come 8/8, 10/8, 11/8, 15/4 ecc.
• due o più ritmi simultanei creando poliritmicità,
• schemi ritmici ripetuti con accenti spostati,
• gruppi di schemi ritmici con metri differenti nelle stanghette spostando gli accenti,
• ritmi jazz e/o blues, sincopi,
• figure ostinate con influenze etniche,
• brani senza misure, assenza di stanghette,
• battute misurate ma libere con largo uso di accelerandi e ritardandi.
B. Bartók, studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente fu uno dei pionieri dell'etnomusicologia. L'incontro con Z. Kodály influenza il suo stile e insieme raccolsero musica popolare magiara improntata su figure ritmiche di matrice folklorica. La sagra della primavera (1913) di I. Stravinskij contiene frequenti esempi di poliritmia ed alcuni esempi di bitonalità.
RICHIESTE ESECUTIVE
• legende esplicative per la dinamica, la durata, segni d’articolazione,
• sintassi extramusicali,
• combinazioni di cluster bianchi e neri alternati ad accordi convenzionali per ammassare sonorità,
• uso di dita, mani, avambracci per eseguire cluster, unghia o polpastrelli per corde
• uso inappropriato del legno del pianoforte, delle corde e pf. preparato,
• note in box con effetti aleatori,
• improvvisazioni pilotate.
Cambia il concetto di suono, di melodia, di armonia, di ritmo e di esecuzione.
SUONO
• al SUONO si contrappone il silenzio ed il rumore che diventano nuova risorsa per i compositori,
• sono utilizzati tutti i registri utilizzando tutte le dinamiche,
• nuove sonorità derivano dal colpire, bussare il legno del pianoforte, parti metalliche sfiorate o strappate, cluster con avambracci,
• il pianoforte viene sfruttato con naturalezza percussiva, gli archi si aprono ai monesis, triesis, mobemolli, tribemolli,
• l’interesse nelle textures, nelle masse sonore, nei singoli suoni, nei timbri e nel loro contrasto, trasformazione e posizione in uno schema di tempo, diventano fonte di nuovi suoni.
Sono di scena i Futuristi italiani Martinetti e Russolo all’inizio del secolo, ad inaugurare la tendenza che contraddistinguerà tutto il secolo: l’inclusione progressiva nell’universo musicale di ciò che è generalmente considerato rumore. Più tardi Varèse introduce le sirene in Ameriques, rumori prodotti dalle chiavi del flauto in Density, Ionisation è per sole percussioni.
Cage si proponeva di sperimentare l’infinito delle fonti sonore possibili in un terreno abbandonato, in una discarica, di una cucina o di un soggiorno. Tale desiderio lo porta a preparare il pianoforte Sonate e interludi, introducendo corpi estranei tra le corde come elastici, gomme, noci, chiodi, monete, cunei di legno, A Flower per voce e pianoforte chiuso, Water Music dal tritaghiaccio alla pentola a pressione, sino a giungere al famoso e trasgressivo 4’33’’ invitando il pubblico ad ascoltare i rumori dell’ambiente circostante.
Siamo arrivati a considerare uno sfruttamento dei "margini" del musicale incidendo sugli atti e sui gesti legati alla musica, una teatralizzazione della musica.
Berio sfrutta nelle sue Sequenze le risorse inconsuete ed insolite degli strumenti e della voce.
All’indomani della seconda guerra mondiale, le grandi scoperte nella fisica, nell'astronomia, nella matematica, le conquiste geografiche, archeologiche, il progresso tecnologico coinvolgono ampi settori del mondo della cultura e l’invenzione del disco e del magnetofono offre ulteriori idee: si ascolta un suono al rovescio, lo rallenti, lo acceleri, lo misceli ad altri...
Nel 48’ Schaeffer con Etude aux chemin de fer apre la musica a territori inesplorati: è l’avvento della musica concreta che in seguito sarà ribattezzata elettroacustica ed ancora acusmatica termine ispirato a Pitagora che sottolinea come il fruitore sia invitato ad ascoltare una musica di cui non vede la fonte (da non confondere con quella elettronica).
Stockhausen con Gesan der Junglinge del 56’e Berio con Tema del 58’.
Infine il passo successivo è ... il computer. Il computer che affascina chi crede nel connubio tra scienza e ricerca.
Fuori da questi contesti si pone la musica stocastica ovvero quella musica governata da leggi statistiche con Metastasis, Pithoprakta di Xenakis del 53’-56’.
Boulez concepisce l’ambiente elettroacustico come il prolungamento e l’espansione della scrittura strumentale. Coinvolge un’ingegnere italiano a costruirgli la 4X che trasforma, in tempo reale, i suoni strumentali in suoni elettronici Repons e in …Explosante-fixe… per flauto Midi e orchestra da camera, fa partire gli eventi elettronici quando riconosce nella parte solista dei segnali, anche Sur Incises per pf. arpe e percussioni 1996-98 ... "La musica è un’arte non espressiva".
MELODIA
la MELODIA deriva da molte fonti, diverse dal sistema tonale, come la:
la MELODIA deriva da molte fonti, diverse dal sistema tonale, come la:
- pentatonica, esatonale, scale modali,sistema dodecafonico, scale ottatoniche;
- sistemi di origine etnica provenienti dall’Arabia, dai paesi slavi , balinesi, africani, cinesi....
- tende ad evitare la triade, con stretti e/o ampi intervalli, come la II minore la VII maggiore
- la "forma" della linea melodica procede a zig-zag, piuttosto frastagliata, ascendente e discendente, spesso, per niente "cantabile"
- la melodia non viene poggiata dalle progressioni armoniche, la dominante e la tonica perdono l’antica funzione di tensione e risoluzione, ma si avvale della presenza di appoggiature, di accordi tonali, individuali
- mancanza di disegni simmetrici e di frasi antecedenti e conseguenti, o relazioni a sotto frasi e a frasi consequenziali,
- la melodia può effettivamente trarre la sua identità e impulso da un motivo ritmico
- spesso si rivela imprevedibile, irregolare, atematica e asimmetrica.
ARMONIA
- presenza di un maggiore cromatismo all’interno delle tonalità,
- cadenze dominante-tonica evitate,
- un maggiore utilizzo di accordi alterati tritoni (IV aumentate- V diminuite) con tonalità dal carattere indebolito da schemi diatonici e triadi,
- priva di regole armoniche, con pentatoniche, triadi nella stessa tonalità,
- bitonalità o suonare insieme due accordi o schema tonale dalle differenti tonalità,
- armonie trasferite, triadi che si muovono in progressione, ma non all'interno di una specifica tonalità,
- accordi cluster (da tre a più note contigue) o note aggiunte che tendono a mascherare una specifica tonalità,
- quartali e quintali o accordi e schemi tonali costruiti con quarte e quinte,
- ottave dispiegate e separate lungo l’ampia gamma della tastiera, in modo da oscurare la tonalità e portare all’
- con assenza di un centro tonale,
- l'uso di tutti i 12 suoni in poche misure del brano,
- i 12 suoni oltre che nella forma originale, vengono permutati in forma inversa, retrograda e retrograda-inversa, in tutte le 12 toniche, anche in serie parziali,
- estensione della serie ad altri elementi mus. come i valori, registri, dinamiche, articolazioni,
- suoni che vengono combinati in rapporti di intervallo più dissonanti come VII maggiore, II minore, IX, tritono,
- progressioni di accordi che non portano dalla tensione alla risoluzione, anche se si ascoltano e si sentono.
RITMO
• uso di metri irregolari 5/4, 7/8, ecc. con cambi frequenti durante la composizione,
• uso di tempi irregolari come 8/8, 10/8, 11/8, 15/4 ecc.
• due o più ritmi simultanei creando poliritmicità,
• schemi ritmici ripetuti con accenti spostati,
• gruppi di schemi ritmici con metri differenti nelle stanghette spostando gli accenti,
• ritmi jazz e/o blues, sincopi,
• figure ostinate con influenze etniche,
• brani senza misure, assenza di stanghette,
• battute misurate ma libere con largo uso di accelerandi e ritardandi.
B. Bartók, studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente fu uno dei pionieri dell'etnomusicologia. L'incontro con Z. Kodály influenza il suo stile e insieme raccolsero musica popolare magiara improntata su figure ritmiche di matrice folklorica. La sagra della primavera (1913) di I. Stravinskij contiene frequenti esempi di poliritmia ed alcuni esempi di bitonalità.
RICHIESTE ESECUTIVE
• legende esplicative per la dinamica, la durata, segni d’articolazione,
• sintassi extramusicali,
• combinazioni di cluster bianchi e neri alternati ad accordi convenzionali per ammassare sonorità,
• uso di dita, mani, avambracci per eseguire cluster, unghia o polpastrelli per corde
• uso inappropriato del legno del pianoforte, delle corde e pf. preparato,
• note in box con effetti aleatori,
• improvvisazioni pilotate.
A proposito di ... LA PERFORMANCE 4
Voglio cominciare rispondendo a due interventi che ho ricevuto sul social-network (ovviamente ometto le generalità). Anzi perchè non commentare direttamente sotto ogni post che v'incuriosisce o che vi provoca una qualsiasi emozione?
Le domande, come pure le risposte servono a tutti per confrontarsi, crescere e sentirsi accomunati dalle stesse sensazioni ... e magari dai traguardi positivi raggiunti che aumenterebbero l'autostima di chi desidera rimanere momentaneamente in disparte (per timidezza, e che spero possa aiutare a superare).
D. Buondì Celeste oggi ho provato a studiare per due ore, e verso la fine della seconda è incominciato un doloretto.. Non so come gestire lo studio o se riposare ... che mi consigli?
R. La consapevolezza. Si ... la consapevolezza contemplato nel 3° post può essere gestito in tante situazioni:
# sei consapevole quando rimandi quanto più possibile le cose da fare?
Con lo studio metodico e frammentato (anche solo 4 battute al giorno di ogni autore, ma sviscerate in tutte le maniere) si acquisisce consapevolezza nell'uso dei tendini e dei muscoli impiegati, tale da 'sentire e trovare' dove applicare più zone di rilassamento possibili. I tendini vanno continuamente ossigenati per non infiammarli.
# conosci i tuoi limiti e i tuoi difetti, ma ti ci nascondi dietro?
''Indorarsi il dovere'' ovvero accontentarsi del primo risultato ottenuto, per poi ... ''ma come, ieri mi riusciva e oggi non lo so più'' ... al termine della prima stesura del brano bisogna pazientemente ricominciare a studiarlo come se il testo lo avessimo comprato ieri ... e così sino al giorno della performance, con la differenza che ogni volta successiva si raddoppieranno le zone studiate 4,4 ... 8,8 ... 16,16 battute (certo bisogna adeguare l'applicazione a seconda della fraseologia che non sempre è regolare, ma che preventivatamente abbiamo sezionato).
# sei sempre presente in ogni attimo della giornata vivendolo intensamente?
Ovvero sei sempre presente e concentrato quando ti applichi, la mente deve sempre essere vigile, non puoi pensare di studiare solo meccanicamente i passaggi ... il coinvolgimento deve essere totale così da colmare le lacune oculatamente senza dispersioni d'energia.
# assapori i profumi?... e le sensazioni?
Bisogna ricreare l'ambiente rilassato della nostra stanza dove ci alleniamo, riproponendolo nella sala della performance, ... una settimana prima va provato l'abbigliamento, scarpe comprese, per non essere ''distratti'' da inconvenienti facilmente risolvibili con precedente attenzione.
E' inevitabile, quando ci poniamo delle mete, che ci siano alcune barriere da superare ed a questo proposito bisogna riconoscere le situazioni che potrebbero sabotare i tuoi sforzi verso il progresso.
Infatti occorre anche sapere il perché non si riesce ... come usi il tuo apparato muscolare ti aiuterà a gestire lo studio ... pensare solo alle note, al solfeggio, alla dinamica tralasciando l'ascolto di quello che sortisce dal tuo strumento, vuol dire aver perso metà del godimento alla tua performance ... infatti le note vanno pensate prima di essere emesse ... vanno rispettate le conseguenzialità nei rapporti delle sonorità ... è dal primo suono emesso che si dipartono tutte le dinamiche seguenti.
D. Ciao Celestina, mi chiedo chi di noi non ha avuto, e magari ancora ce l'ha, anche uno solo di quegli impedimenti psicologici ? Quindi mi incuriosisce !
R. Bene!!! la curiosità è la maestra dell'eccellenza ... è il motore in cui è riposto tutto il nostro futuro.
Gl'impedimenti psicologici sono solo nostri film, credenze a cui ci attacchiamo per meglio sabotarci le potenzialità che possediamo. E, come un film possiamo immaginarne il contrario, allenandoci ed abituandoci sistematicamente alla positività. PROVA ... comincia da ... OGGI
Le domande, come pure le risposte servono a tutti per confrontarsi, crescere e sentirsi accomunati dalle stesse sensazioni ... e magari dai traguardi positivi raggiunti che aumenterebbero l'autostima di chi desidera rimanere momentaneamente in disparte (per timidezza, e che spero possa aiutare a superare).
D. Buondì Celeste oggi ho provato a studiare per due ore, e verso la fine della seconda è incominciato un doloretto.. Non so come gestire lo studio o se riposare ... che mi consigli?
R. La consapevolezza. Si ... la consapevolezza contemplato nel 3° post può essere gestito in tante situazioni:
# sei consapevole quando rimandi quanto più possibile le cose da fare?
Con lo studio metodico e frammentato (anche solo 4 battute al giorno di ogni autore, ma sviscerate in tutte le maniere) si acquisisce consapevolezza nell'uso dei tendini e dei muscoli impiegati, tale da 'sentire e trovare' dove applicare più zone di rilassamento possibili. I tendini vanno continuamente ossigenati per non infiammarli.
# conosci i tuoi limiti e i tuoi difetti, ma ti ci nascondi dietro?
''Indorarsi il dovere'' ovvero accontentarsi del primo risultato ottenuto, per poi ... ''ma come, ieri mi riusciva e oggi non lo so più'' ... al termine della prima stesura del brano bisogna pazientemente ricominciare a studiarlo come se il testo lo avessimo comprato ieri ... e così sino al giorno della performance, con la differenza che ogni volta successiva si raddoppieranno le zone studiate 4,4 ... 8,8 ... 16,16 battute (certo bisogna adeguare l'applicazione a seconda della fraseologia che non sempre è regolare, ma che preventivatamente abbiamo sezionato).
# sei sempre presente in ogni attimo della giornata vivendolo intensamente?
Ovvero sei sempre presente e concentrato quando ti applichi, la mente deve sempre essere vigile, non puoi pensare di studiare solo meccanicamente i passaggi ... il coinvolgimento deve essere totale così da colmare le lacune oculatamente senza dispersioni d'energia.
# assapori i profumi?... e le sensazioni?
Bisogna ricreare l'ambiente rilassato della nostra stanza dove ci alleniamo, riproponendolo nella sala della performance, ... una settimana prima va provato l'abbigliamento, scarpe comprese, per non essere ''distratti'' da inconvenienti facilmente risolvibili con precedente attenzione.
E' inevitabile, quando ci poniamo delle mete, che ci siano alcune barriere da superare ed a questo proposito bisogna riconoscere le situazioni che potrebbero sabotare i tuoi sforzi verso il progresso.
Infatti occorre anche sapere il perché non si riesce ... come usi il tuo apparato muscolare ti aiuterà a gestire lo studio ... pensare solo alle note, al solfeggio, alla dinamica tralasciando l'ascolto di quello che sortisce dal tuo strumento, vuol dire aver perso metà del godimento alla tua performance ... infatti le note vanno pensate prima di essere emesse ... vanno rispettate le conseguenzialità nei rapporti delle sonorità ... è dal primo suono emesso che si dipartono tutte le dinamiche seguenti.
D. Ciao Celestina, mi chiedo chi di noi non ha avuto, e magari ancora ce l'ha, anche uno solo di quegli impedimenti psicologici ? Quindi mi incuriosisce !
R. Bene!!! la curiosità è la maestra dell'eccellenza ... è il motore in cui è riposto tutto il nostro futuro.
Gl'impedimenti psicologici sono solo nostri film, credenze a cui ci attacchiamo per meglio sabotarci le potenzialità che possediamo. E, come un film possiamo immaginarne il contrario, allenandoci ed abituandoci sistematicamente alla positività. PROVA ... comincia da ... OGGI
TUFFATI
A proposito di ... LA PERFORMANCE 3
R A L L E N T A
rallenta quando studi ... rallenta il tuo ritmo di vita frenetico.
Studia lentamente … molti di noi vogliono raggiungere presto risultati eccellenti ... ma la nostra mente ha bisogno di incamerare le nozioni poco per volta ... riflettendo i movimenti per la spazialità, la memorizzazione dei suoni e dei ritmi, la pressione del dito per ogni tasto.
Prova da OGGI e già ti accorgerai della differenza… vedrai che il gusto di suonare cambia perchè hai cambiato sistema di studio ovvero R A L L E N T A e vedrai cambieranno tante altre cose, anche nella tua vita.
Riflettendo su quello che studi aumenti “la consapevolezza” di quello che succede.
Questa è la prima cosa ... la consapevolezza.
E poi se ancora qualcosa non riesce come vorresti, ricorda semplicemente che l'unico modo per perdere la partita è smettere di giocare, se continui a giocare ... poi migliori finchè non inizi a vincere anche tu.
Approfittane per rallentare i pensieri, quel tempo lo puoi sfruttare, può benissimo non essere tempo perso, anzi, se lo usi per quello che è utile per te, a quel punto è tempo investito nel migliore dei modi e ti darà risultati incredibili.
Abituati ... è una questione di allenamento, fai sempre il meglio che puoi e migliora un pochino ogni giorno.
Rallentare i pensieri, quante volte mandi gli stessi pensieri veloci in circolo, ripensare più volte alle stesse cose, velocemente.
Invece se li rallenti ... sulle stesse cose ci passi meno volte e in quel modo puoi liberare la tua mente per pensare a cose utili per te. Non è facile da capire all’inizio ma continua a provare.
E allenati tutti i giorni ... per tutti i brani ... di tutti gli autori ... anche la ''semplice scala''.
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